MEMORIALE DAL CONVENTO
ELISEO MATTIACCI
Sette corpi di energia dal bosco
a cura di Ludovico Pratesi
Convento dei Servi di Maria di Monteciccardo, Pesaro-Urbino
13 luglio– 30 settembre 2012
Inaugurazione
Venerdì 13 luglio 2012, ore 18.30
Dopo aver ospitato le mostre personali di Enzo Cucchi, Ettore Spalletti, Mario Merz, Giulio Paolini
e Jannis Kounellis, l’arte contemporanea torna nel Convento dei Servi di Maria di Monteciccardo
con il quinto appuntamento di MEMORIALE DAL CONVENTO, dedicato ad
ELISEO MATTIACCI.
Il titolo del ciclo, tratto dal un celebre romanzo dello scrittore portoghese Josè Saramago,
sottolinea la particolare natura del luogo che ospita la mostra: un convento del Seicento immerso
nel paesaggio marchigiano.
La mostra
Eliseo Mattiacci ed esposta per la prima volta presso la galleria Alexander Jolas di Milano.
L’opera si ispira all’energia primordiale della natura, interpretata dall’artista attraverso sette calchi
in fusione di alluminio di anime di quercia private della corteccia e posizionati al centro della sala
più ampia del convento.
Sulla sommità di uno dei tronchi Mattiacci ha posizionato la scultura di Xochipilli, il dio dei fiori e
della fertilità della civiltà azteca.
Insieme alla scultura sono esposti tre disegni realizzati nel 1973 che vi fanno riferimento.
Nelle altre stanze del convento l’artista presenta i disegni
poli
“Il percorso della mostra mi è stato suggerito dalla posizione del conventino -dichiara Mattiacciun
Note biografiche
Nato a Cagli nel 1940, si trasferisce a Roma del ’64. E’ stato partecipe del rinnovamento dell’arte
contemporanea alla fine degli anni Sessanta. Nel 1967 Mattiacci esordisce con la prima mostra
personale a Roma alla galleria La Tartaruga, presentando un tubo flessibile di 150 metri in ferro
nichelato verniciato giallo “Agip” che modifica lo spazio e invita il pubblico a modificarlo. In quegli
anni si sentiva la necessità di spazi reali per l’arte contemporanea, che permettessero maggiore
libertà di azione. La galleria L’Attico-garage di Fabio Sargentini segna un punto di svolta:
Mattiacci nel ’69 ci entra dentro con un compressore a schiacciare un percorso di terra pozzolana.
In occasione della biennale di Parigi del ’67, Pino Pascali presenta a Mattiacci il gallerista e
mercante d’arte Alexandre Jolas: nasce così la possibilità di esporre il proprio lavoro fuori
dall’Italia, come a Parigi e New York. Negli anni Ottanta la ricerca di Mattiacci si volge ad opere
di ispirazione cosmico-astronomica: sono di questi anni i lavori “Alta tensione astronomica” del
1984, installata a Monaco, ed il “Carro solare del Montefeltro”. Quest’ultima assieme ad altre
opere è allestita nella sua sala personale alla Biennale di Venezia nel 1988. Il lavoro di Mattiacci
si concentra su energie fisiche visibili e invisibili come l’attrazione magnetica di grandi calamite e
l’idea di togliere peso ai materiali metallici pesanti in se’. Una mostra fortemente legata a questa
ricerca è quella allestita all’interno dei Mercati di Traiano a Roma nel 2001. Tra i premi ricevuti, il
primo premio della biennale Fujisankei Hokone Open Air Museum, a Tokyo nel 1995, ed il premio
per la scultura Antonio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei, a Roma nel 2008.
Con il sostegno di
Orario:
dal venerdì alla domenica ore 18,00-20,00 o su prenotazione
Catalogo Silvana Editoriale
www.silvanaeditoriale.it
02 61836287
Per informazioni:
Comune di Monteciccardo
tel 0721.910586 fax 0721 910190
comune.monteciccardo@provincia.ps.it
www.comune.monteciccardo.pu.it
luogo silenzioso e isolato tra le colline dell’entroterra pesarese, che mi è parso particolarmente
adatto per presentare un’opera che non viene esposta da molto tempo”.
Sette corpi di energia dal bosco è incentrata sull’opera Sette corpi di energia (1973) diIntermittenza del tempo all’estremità deidel 1987 e Opera nel bosco in riferimento ad un’opera da realizzare.
MAGAZZINI CRIMINALI
"PAROLE COME PIETRE"
personale di
GIUSEPPE POLVERARI
Poesie di LAURA CORRADUCCI
a cura di Magazzini Criminali
dal 20 maggio al 3 giugno 2012
Centro per l’arte contemporanea Il Conventino
Convento Dei Servi Di Maria Via Conventino,1-Monteciccardo (Pu)
PAROLE COME PIETRE
Il Convento dei Servi di Maria a Monteciccardo segna l’andamento delle colline pesaresi, punto nevralgico da cui rimirare le stesse in un gioco di specchi, che conferisce al nucleo monastico del Seicento un ruolo di testimonianza di vita comunitaria e armoniosa, di cui oggi rimane solo un vago ricordo.
Cinque sale sono lo spazio perimetrale in cui ritratti a matita su scontrini fiscali posizionati su pietre di tufo, insieme a ritratti pittorici di personaggi famosi su superfici di carta di grandi dimensioni, dischiudono all’osservatore una visone teatrale poetica e drammatica che richiama, pur trasformati, principi e logiche dell’umanesimo, e che riflette sulla sorgente della sola e unica visione profonda che l’artista ha: la sua vocazione all’arte che l’emozione aiuta a comprendere, che non vuol dire capire ma abbracciare, attraverso delle attrattive[1][1].
In questo spazio il percorso delle opere visive è accompagnato da alcuni versi poetici, tracce della lettura di poesie in apertura inaugurale, che testimonia l’univoca ricerca di immagine, in questo caso la vocazione poetica dell’autrice, che l’emozione estrapola dall’indistinto rendendola realtà attraverso la ritmicità, di suoni e parole, che rinviano alle attrazioni esercitate da personalità poetiche. Ed è proprio su queste attrattive, risolte nell’emozione, non in un rigido intellettualismo, pur nella specificità dei linguaggi-la parola in poesia e la pittura in arte-, che le opere visive e poetiche trovano nell’immagine il loro punto d’unione. Se da un lato non vi è una interpretazione univoca sul piano della scelta dei personaggi dipinti e disegnati, che originano diversi piani formali e simbolici, pur in un linguaggio coerente, e sul piano poetico, che l’autrice non vuole si consumi in un linguaggio di elaborazione, quanto di ricerca individuale, dall’altra tale univoca interpretazione, invece, è presente nel più ampio progetto espositivo che mette in luce il peso dell’antitesi uno-molteplice, individuo-comunità, passato-presente, istante-durata, che tenta qui di riformulare il concetto di centralità come visione frontale. Le condizioni da cui questa visione nasce sono da rintracciare nelle relazioni formali e ideologiche che intercorrono tra i ritratti su scontrini e su carte di grandi dimensioni, e tra i disegni a matita e le opere che testimoniano precedenti esposizioni.
Il linguaggio, utilizzato per creare l’immagine che di stanza in stanza viene mostrata, si incentra su un elemento ordinario, estrapolato dal flusso di relazioni umane, su cui si possono anche innestare ragionamenti antropologici e di “ethos”: lo scontrino fiscale, un effimero pezzetto di carta, destinato a perire nel giro di poco tempo, a esser gettato via. La sua tragica condizione viene assunta dall’artista come fondante il concetto di realtà: esso è la realtà, estrapolata e riconsegnata, attraverso il gesto estetico-i ritratti a matita disegnati sopra-, ad una nuova visione, che, per necessità di logica, pone il problema etico, una riflessione sulla funzione sociale dell’arte come rivelatrice di contenuti profondi, lontani da facili interpretazioni. Non vi è, così, tanta differenza tra la logica che, in Caravaggio, porta i suoi modelli di strada a essere interpreti di nature e visioni divine-una prostituta per Madonna- con le quali restituisce una nuova rivoluzionaria realtà, una delle testimonianze più autentiche di anticipazione della Controriforma, da quella che, in questo caso, porta gli scontrini ad essere visti come corpi vivi e solenni!
La loro presenza nello spazio, non incorniciati, accentuano il loro carattere di corpi, fanno sentire tutto il loro peso che è la loro specifica dimensione. Ancor più che sono uniti ad un materiale che, per contrasto, ne accentuano la loro natura sensibile. Essi, infine, mettono in scena una loro rappresentazione come corpi, espressi con un linguaggio drammatico che manifesta il ruolo predominante del segno, che, con la sua nettezza e la sua pressione quasi tagliente, genera nei suoi grovigli l’ombra, e che, nella fusione con la superficie, rivela la nascita di un volto, o di un suo particolare. Nella matrice gestuale del segno che dall’ombra fa scaturire l’immagine, non più come purezza formale, si innesta l’emozione, che restituisce una immagine profonda.
Ritroviamo la stessa riflessione linguistica nelle opere di grande dimensione, concepiti in modo antitetico ai disegni. Questi grandi lavori, realizzati pittoricamente con smalti, in bianco e nero, con soli accenni cromatici limitati ad aree esterne ai volti, sono posizionati all’altezza della fronte dell’osservatore. Essi forniscono, in relazione ai lavori su scontrini, un peso visivo contrapposto, che rende ancora più manifesto il valore di entrambe le tipologie di opere che segnano una uscita dalla prospettiva del quadro tradizionale, nell’accezione sedimentata nella coscienza collettiva.
Se da un lato i ritratti a matita rappresentano oggettivamente corpi reali con la loro presenza e scansione ritmica, susseguendosi uno all’altro con la loro precisa misura, dall’altro i ritratti di grande formato immobilizzano tale ritmica scansione e aprono davanti all’osservatore una visione dai caratteri umanistici. Per il fatto di essere di dimensioni parietali, essi istituiscono il connubio tra struttura architettonica e pittura, su cui si fonda la visione prospettica e la nuova centralità dell’uomo rinascimentale, ma, per il fatto di utilizzare un linguaggio gestuale, non realizza più una profondità legata a ferree leggi prospettiche, così che vi è un cambiamento nel senso di centralità, che può essere espresso nel concetto di visione frontale.
Vale a dire che l’osservatore mantiene il suo ruolo centrale di interlocutore privilegiato, che viene messo di fronte alla visione profonda, data dall’opera, la cui comprensione è affidata all’ emozione.
L’osservatore, dunque, non è altro che il centro di una circonferenza, costituita dalle opere, che l’attrazione tiene a sé e aiuta a comprendere. L’emozione è il risultato di quell’attrazione che si esercita tra il centro e la sua circonferenza, che l’immagine poetica dello spazio manifesta.
La scelta di ritrarre personaggi famosi non ha lo scopo di far conoscere una personalità. La mostra non è concepita come strumento di divulgazione di sapere, piuttosto come indagine della profondità della visione, che si rivolge a quei flussi incorporei abbracciati dall’emotività. È facile, dunque, intuire la volontà di ripartire dalla sfida della profondità della visione in contrapposizione alla visione piatta della globalizzazione.
I volti ritratti, d’altra parte, sia pittorici sia a matita non sono casuali. Essi rispecchiano una riflessione sull’identità, attraverso un patrimonio artistico che affonda le sue radici nel Romanticismo e nelle personalità che, pur nelle differenze esistenziali e poetiche oggettive, evidenziano un cammino unitario, una idea unitaria: vite, la cui dedizione e sincera ricerca artistica hanno sempre cercato di restituire la loro visone primigenia, quella della vocazione all’arte, che fonda un rinnovato e profondo interesse etico, a mio parere rivoluzionario.
Se in una stanza i ritratti accentuano il significato simbolico dell’opera di Kounellis e riportano al presente il ragionamento intellettualistico di Paolini sull’origine di una visione assoluta, sottolineata dal gesto ambiguo di Montale-non si sa se indica pensiero o follia-, in un’altra richiamano l’idea di assemblea, rappresentata da due file di sedie poste l’una di fronte all’altra. Se in una stanza i ritratti richiamano la fedeltà ad una vita rigorosa di scelte radicali, senza ripensamenti, rappresentata dalla interazione dei ritratti con corde bianche e nere schiacciate e fissate al pavimento da pietre, in un’altra ancora indicano, come medaglioni, il peso di una scelta di vita votata all’immaginazione, fino alla drammatica condizione di irraggiungibilità della visione nella deriva del quotidiano, rappresentato dal movimento creato dal mare di vetro di bottiglie, lasciate da Kounellis.
L’antitesi dei ritratti pittorici e a matita, in queste stanze, insieme ai versi poetici, scandisce lo spazio architettonico in un misurato ritmo di equilibrio e restituisce un’immagine poetica e lirica in cui il senso del viaggio intrapreso fisicamente all’interno delle stanze, viene riportato ad una dimensione teatrale, sulla quale le emozioni esercitano attrazioni sull’osservatore. Il cerchio si chiude.
Giuseppe Polverari
OPENING
Con la presenza degli artisti
Domenica 20 maggio alle ore 17,30
In apertura lettura di poesie di Laura Corraducci
Accompagnamento musicale con arpa di Monica Micheli
orari di apertura:
venerdi - domenica 16.00-20.00
per appuntamento: 348 8027790 – 340 6093781
info: magazzinicriminali@libero.it
Al di là dei tarocchi
Un progetto a cura di Carlo lecconi
Centro per l’Arte Contemporanea il Conventino di Monteciccardo (PU)
Inaugurazione sabato 30 aprile 2011 – ore15.30
dal 30 aprile al 28 maggio
Artisti in Mostra:
Giuaseppe Abate, Laura Baldini, Alberto Baldolini, Ermes Bichi, Enrico Boccioletti, Giacomo Cardoni, Andrea Cazzagon, Irene García-Inés Aguado, Goga Luxemburg, Blauer Hase, Lorenzo Mazzi, Marcello Motta, Paolo Paggi, Lella Palumbo, Morena di Pasquale, Gianluca Proietti & Florindo Rilli, Martin Romeo, Matteo Signorelli, Giuliano Tamburini, Maria Chiara Tonucci, Valerio Veneruso, Chiara Zenzani.
La mostra di arti visive indaga sulla potenzialità iconografica delle carte che, incarnando significati simbolici, si spinge al di là delle immagini, fino a trascendere la realtà oggettiva.
Il progetto si pone come obbiettivo un’attenta riflessione su quelle arcane immagini di derivazione Cattolica che nascono alla fine del Medioevo come gioco di Corte e diventano poi strumento di divinazione.
Figure dalle connotazioni umane e terrene, ancorate a una vita che pretenziosamente cerca di innalzarsi dal velo delle illusioni e rivelarci la sua intimità.
I tarocchi si richiamano l’uno all'altro, si vivificano a vicenda e assumono sempre nuovi significati relazionali, come succede tra le opere in mostra.
Difatti le carte sono in grado di creare un senso narrativo che si sviluppa tramite le infinite interpretazioni che gli assegniamo (soggettive e mutevoli nel tempo), la loro lettura è strettamente legata alla psicologia umana e muta assieme al nostro mutare.
Lungi da considerarle degli oggetti dai magici poteri, siamo piuttosto noi gli artefici dei loro destini in quanto sono un prodotto della nostra cultura, rappresentano gli archetipi della storia dell’uomo e nascondono i segreti che noi stessi abbiamo a loro affidato.
Così l’interpretazione artistica di tali iconografie suggerisce piuttosto un pretesto per riflettere sulla condizione umana e vuole mirare a una più ampia riflessione che si interroga sul ruolo dell’arte stessa: materia, forma, colore rivelano di se molto di più di quanto appaiono.
Eventi collaterali:
DEATH IN PLAINs
Believe Nothing. Sound set / Visuals.
30 aprile h. 19.00 (Chiesa del Conventino)
LEMURI
Tarot’s Suite. Il Diavolo, la Morte, l'Appeso, la Giustizia e la Luna vivono grazie ai corpi e alle parole, ai respiri e al potere evocativo dell'attore.
13 maggio h. 19.00 e h 21.00 (Chiesa del Conventino)
14 maggio h. 10.30 e h. 21.00 (Chiesa del Conventino)
MIKE PAN
Artisan. Concerto acustico dalle suggestioni elettroniche.
20 maggio h. 21.00 (Chiostro del Conventino)
S’ODI NON SUONARE
Mito Rito Corteccia. Uno spettacolo che indaga su quelle figure mitologiche e religiose legate ai culti propiziatori.
21 maggio h. 21.30 (Chiesa del Conventino)
CARDONI-CECCONI-PAGGI
Lucifero, la stella del mattino. Una performance sulla luce della conoscenza.
3 giugno h.18.00 (Giardini della Biennale, Venezia)
info.
Nei giorni infrasettimanali la mostra è visitabile su prenotazione
CONVENTO DEI SERVI DI MARIA
Memoriale dal Convento
GIULIO PAOLINI
In via d’ipotesi
a cura di Ludovico Pratesi
18 Luglio – 17 Ottobre 2010

Dopo aver ospitato le mostre personali di Enzo Cucchi nel 2007, Ettore Spalletti nel 2008, Mario Merz nel 2009, quest’anno l’arte contemporanea internazionale torna nel convento dei Servi di Maria di Monteciccardo con il quarto appuntamento di MEMORIALE DAL CONVENTO, dedicato a GIULIO PAOLINI.
Il titolo del ciclo, tratto dal un celebre romanzo dello scrittore portoghese Josè Saramago, sottolinea la particolare natura del luogo che ospita la mostra: un convento del Seicento immerso nel paesaggio marchigiano.
Così, le antiche celle dei monaci affacciate su un semplice chiostro di mattoni, ospitano una serie di opere di Giulio Paolini, dedicate alla natura dell’opera d’arte e alla sua formazione, tra disegno, progetto e realizzazione. Nelle stanze del conventino, Paolini presenta un percorso concettuale che si dipana tra idea, immagine, identità, progetto, disegno e fotografia.
Tutte le opere, costituite da cornici dorate, fotografie, disegni e collages su parete, sono realizzate e datate nel periodo dell’esposizione.
Un itinerario intimo e inedito all’interno della ricerca dell’artista, concepito come un’ipotesi di approccio alla natura stessa dell’opera, in perenne bilico tra passato, presente e futuro.
“Cinque stanze in successione, a cannocchiale, un piccolo labirinto senza ingresso e senza uscita, un’area dove tutto può restare com’è date le tracce e le memorie che vi sono nascoste. L’ospite, sulla soglia, non entra e non esce: resta a osservare, si ferma a guardare… Riuscirà a vedere?” scrive Giulio Paolini.
“La mostra è costruita sul rapporto tra le celle del convento e le opere dell’artista, quasi a voler suggerire una sorta di diario privato di lavoro, che viene rivelato al pubblico nell’atmosfera rarefatta dell’edificio monastico, adibito un tempo alla preghiera e alla meditazione“ scrive Ludovico Pratesi.
Giulio Paolini è nato a Genova nel 1940 e vive a Torino.
Dalla sua prima partecipazione a un’esposizione collettiva (1961) e dalla sua prima personale (1964) ha tenuto innumerevoli mostre in gallerie e musei di tutto il mondo. Tra le maggiori antologiche si ricordano quelle al Palazzo della Pilotta a Parma (1976), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1980), al Nouveau Musée di Villeurbanne (1984), alla Staatsgalerie di Stoccarda (1986), alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (1988), alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum di Graz (1998) e alla Fondazione Prada a Milano (2003).
Ha partecipato a diverse mostre di Arte povera e a varie edizioni della Documenta di Kassel e della Biennale di Venezia. Il suo lavoro è rappresentato in numerose collezioni pubbliche internazionali.
Orario:
dal venerdì alla domenica ore 18,00-20,00 o su prenotazione
Per informazioni:
Comune di Monteciccardo
tel 0721.910586 fax 0721 910190
comune.monteciccardo@provincia.ps.it
www.comune.monteciccardo.pu.it

dal 20.12.2008 al 31.03.2009
Inaugurazione: sabato 20 dicembre ore 17.30
Si inaugura sabato 20 dicenbre al conventino di Monteciccardo alle ore 17,30 la mostra di pittura e scultura di Raffaello Scianca, artista, insegnante ma soprattutto sensibile conoscitore del pensiero e della civiltà delle idee che circolano nell'universo dell'arte. La mostra a cura dell'associazione "Terra nostra" e dell' "Accademia di Belle Arti di Urbino " raccoglie più di sessanta opere tra sculture e dipinti;la pittura degli esordi anni 50 come allievo di Primo Conti ai viaggi nel nord europa, la scultura anni 60 dagli studi con Fazzini fino alle grandi opere in bronzo informali. La "nuova primavera" degli anni 80 con le pitture della natura "il Viridis" fino all'esperienza con il gruppo "Agravitazionale". L'esposizione è un riconoscimento di quanto seminato con il suo insegnamento, permettendoci di scoprire l'importanza della sua produzione inedita che si colloca nella cultura artistica del nostro territorio degli ultimi 40 anni.

La mostra di Raffaello Scianca - approfondimento
a cura di Anna Fucili
A Monteciccardo dal 20 dicembre 2008, viene allestita una mostra dedicata a Raffaello Scianca, alla quale collabora l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Un’iniziativa doverosa, ideata da tempo ed ora realizzata con le sinergie di quel Comune, dell’Associazione Terra nostra e dell’appassionata tenacia di Pino Mascia, docente che ha condiviso le vicende della Scuola dove Scianca è stato il primo insegnante Scultura, cattedra ora ricoperta da Giancarlo Lepore.
Inoltre, non si può non ricordare, insieme al ruolo di docente, l’importante incarico di Scianca a sostegno della Direzione didattica di Concetto Pozzati nell’Accademia urbinate sorta nel 1967, e proseguito nel tempo con le amministrazioni succedutesi.
Una presenza che si potrebbe definire silenziosa per essersi affidata frequentemente alla parola scritta con la quale comunicava il proprio pensiero di profondo conoscitore di civiltà e culture, del mondo e dei mondi dell’arte. Un’esperienza che coniugava in perfetta simbiosi il vissuto, l’attività di docente e la pratica artistica, tra pittura, scultura e fotografia.
La possibilità di vedere le sue opere esposte nel conventino di Monteciccardo consente di apprezzarne le diverse scelte espressive fin dai dipinti degli anni Cinquanta, nei quali si possono riscontare, nella stesura dei colori e nella scomposizione della resa spaziale, linguaggi che riportano agli ismi delle avanguardie storiche del Novecento; tra queste opere, Autoritratto (1957), paesaggi e interni come Porto d’Amburgo, Expo, Studio d’artista (1958), Paesaggio a Maiano (1959) offrono esempi efficaci di un esercizio pittorico dagli esiti accreditati e riconoscibili.
La prima scultura Ludus Puerorom (1960) è emblematica del passaggio dal linguaggio pittorico a quello tridimensionale, pur se ancora modellata quasi a bassorilievo con le undici figure disposte di profilo. Saranno poi le teste e i busti-ritratto degli anni Sessanta con le due Ballerine, l’una seduta l’altra dinamicamente resa nel suo volteggio, a richiamare Atleti e Danzatrici di scultori del Novecento. A questi anni appartiene l’unica opera pubblica, riprodotta in catalogo, eseguita per un istituto religioso alle porte di Roma; una scultura in cemento e di grandi dimensioni, che non può non rimandare a Pericle Fazzini; Elia e l’Angelo; è costruita su un fondo a reticolo di racemi ed elementi vegetali, il deserto del racconto biblico, dal quale emergono le due figure del profeta disteso in primo piano e dell’Angelo che lo risveglia discendendo parallelamente dall’ alto.
Le successive opere informali Columna, L’albero, Il fiore azzurro segnano l’ ulteriore sperimentazione, con il costante inserimento di elementi naturali che l’artista amava riprodurre anche fotograficamente alla ricerca della luce particolare, che nella scultura è resa da interventi di colore sui bronzi, come in Luce lunare (1967), Oscura luce divina; il linguaggio evolve poi in Tensioni , trittico di bronzo e alluminio del 1969.
Negli anni Ottanta, ritorna alla pittura con Retourn en plein air scritta che, a mo’ di manifesto, attraversa il dipinto alla base del cavalletto appoggiato sul prato tra cespugli. Nella serie di quadri ad olio, è lo stesso artista a tracciarne, con il pennello, i titoli, Studio di verde il glicine, Viridis autumnalis, Come pioveva (manifesto della mostra); per altri li indica comunque, Studio di verde, Giardino, Il giovane pesco, On arrive à la simplicitè malgrè soi même, ma sono sempre gli elementi della natura ad essere esaltati con segni decisi. Sembra fare del segno lo stesso uso della scrittura che talvolta diventa eloquente, come quando richiama gli elementi primordiali Terra acqua cielo cui fa seguire le parole artista abisso narciso, che riassumono la parabola dell’artista in genere. Lo sconforto esistenziale è fortemente espresso nella rappresentazione di Dio Padre essenzializzata nel grande occhio al centro del Triangolo, Eppur ci par sordo (1988) racchiuso dalla cornice lungo la quale corre la scritta dipinta, Si dice a nostra immagine e somiglianza ma noi siamo ciechi.
Nel lavoro di Scianca, nel suo alternare la pittura alla scultura, un’annotazione finale merita il Giardino, dove trovano posto busti-ritratto inseriti nel contesto naturalistico, nei modi emblematici di questo artista fuori dai circuiti del mercato, come conferma la mostra odierna, che induce ad ulteriori considerazioni. Le opere esposte talvolta sembrano infatti non corrispondere alle parole che egli stesso adopera per tracciare la sua ricerca artistica, “orientata verso l’arte povera e concettuale”; questa definizione forse corrisponde maggiormente alla sua particolare didattica, esercitata per tanti anni con grande generosità. Significative la parole di una sua allieva: «Solo una persona considero il mio vero maestro: il professore di Scultura, Raffaello Scianca che purtroppo è morto da qualche anno lasciando un grande vuoto dentro la mia persona. Scianca mi ha insegnato ad ascoltare la materia, ha lasciato che naturalmente emergesse dentro di me la sensibilità per ciò che è scultura, mi ha aiutata a capire cosa è per me oggi».
Novembre 2008
Anna Fucili
Ettore Spalletti
Al mattino presto
a cura di Ludovico Pratesi
Convento dei Servi di Maria di Monteciccardo
Inaugurazione
Domenica 13 Luglio ore 19
13 luglio - 19 ottobre 2008
Il 13 luglio 2008 alle ore 19, presso il Convento dei Servi di Maria di Monteciccardo, in Provincia di Pesaro, si inaugura la mostra MEMORIALE DAL CONVENTO. ETTORE SPALLETTI, a cura di Ludovico Pratesi. Il titolo, tratto dal un celebre romanzo dello scrittore portoghese Josè Saramago, sottolinea la particolare natura del luogo che ospita la mostra: un convento del Seicento immerso nel paesaggio marchigiano.
Così, nelle antiche celle dei monaci affacciate su un semplice chiostro di mattoni,
Ettore Spalletti ha realizzato un’installazione di carattere fortemente evocativo, basata sul rapporto tra spazio, colore e luce naturale.
L’installazione, presentata negli austeri spazi del convento, testimonia l’aspetto più intimo della sua produzione artistica. Così l’opera vive in una dimensione rarefatta e immateriale, ed è in grado di trasformare il luogo attraverso la luce e il colore, creando un ‘occasione per modificare in maniera poetica il genius locui del Conventino di Monteciccardo. “La mostra è costruita sul rapporto tra le celle del convento e la ricerca dell’artista, basata su toni soffusi ed essenziali, quasi a voler suggerire al pubblico un viaggio personale nell’atmosfera rarefatta dell’edificio monastico, adibito un tempo alla preghiera e alla meditazione“ scrive Ludovico Pratesi.
Ettore Spalletti (Cappelle sul Tavo, 1940) è un artista, pittore e scultore italiano, tutt’oggi vive e lavora nella sua città natale.
La sua arte è difficilmente definibile e solca i confini della pittura e della scultura, facendo uso di geometrie e linee all'apparenza semplici, ma di grande effetto plastico, visto il visibile sforzo dell’artista di fondere spazio, colore e forma in una dimensione sobria e rigorosa.
Ha iniziato ad esporre nel 1975, incominciando una carriera che lo ha fatto conoscere dal pubblico di tutti i principali musei del mondo, sia con mostre collettive che con mostre personali. Dal punto di vista istituzionale, sono certamente da menzionare le personali presso il Guggenheim Museum di New York (1993) ed al Musee d’art Moderne di Parigi (1991), nonché quattro partecipazioni alla Biennale di Venezia (1982, 1993, 1995, 1997).
Per informazioni:
Comune di Monteciccardo
via Roma, 33
61024 Monteciccardo (PU)
tel 0721/910586 fax 0721/910190
comune.monteciccardo@provincia.ps.it
www.comune.monteciccardo.pu.it
Orario mostra:
dal venerdì alla domenica ore 18,00-20,00 o su prenotazione



Nell'ambito del progetto culturale "Terra Nostra" è stata organizzata la mostra d'arte contemporanea "Santi, Santini e Santoni", a cura di Giandomenico Semeraro.
L'esposizione, che si terrà nella suggestiva cornice del Convento dei Servi di Maria dal 1 dicembre 2007 al 6 gennaio 2008, ospita le opere di Joseph Beuys (ritratto), Claudio Costa, Carlo De Meo, Gabriele Giorgi, Piero Manzoni (ritratto), Lorenzo Pezzattini e Giovanni Ragusa.
INAUGURAZIONE:
Sabato 1^ dicembre 2007 alle ore 15,30
DURATA:
Dal 1^ dicembre 2007 al 6 gennaio 2008
ORARI DI APERTURA:
Da venerdì a domenica dalle ore 18,00 alle ore 20,30
ENTE PROMOTORE”
COMUNE DI MONTECICCARDO
PER INFORMAZIONI:
Ufficio Segreteria Comune di Monteciccardo
Da lunedì a venerdì dalle ore 9,00 alle ore 13,00
Tel. 0721/910586-910189 – Fax: 0721/910190
e-mail: segreteria@comune.monteciccardo.pu.it

Dal 1988 il Convento dei Servi di Maria, dopo un accurato restauro che lo ha riportato all'antico splendore, è stato sede di una serie di mostre di arte contemporanea dedicate a vari artisti, nell'ambito di un ambizioso progetto culturale denominato "Progetto Cultura".
Dalla donazione di alcune opere degli artisti stessi (fra gli altri Hidetoshi Nagasawa, Paolo Icaro, Claudio Costa, Gabriele Giorgi) è nata una prestigiosa collezione d'arte contemporanea in mostra permanente al Conventino, affiancata dalle mostre temporanee organizzate di volta in volta (per il 2006 "Stanze Segrete" e edizione 2006 di "TerraNostra NostraTerra").
Per informazioni sugli orari di apertura tel 0721910189.

