Comune di Pietrarubbia
Comune di Pietrarubbia
Provincia di Pesaro e Urbino
Piazza Municipio n.3 - 61023 Pietrarubbia (PU)

Luoghi di particolare interesse storico

Borgo antico di Pietrarubbia Castello
Il suggestivo borgo, che i cardinali avignonesi Albornoz e Anglic, esperti di arte militare, definivano “castrum inespugnabile” è caratterizzato da costruzioni coloniche risalenti al XVI e XVII secolo, realizzate in parte con i materiali di risulta dei crolli delle strutture fortificate. Questo antico abitato è testimoniato dalle squadrature della roccia e dagli scassi ricavati sempre nella roccia per appoggiarvi travi di solai e di coperture.
Negli anni ’90 ha avuto inizio un processo di recupero e restauro che ha coinvolto l’intero borgo, costituito dalle seguenti strutture:

Antica Rocca (mastio e torre)
La rocca, dai suoi 707 metri sul livello del mare, a oriente del monte Carpegna, domina un ampio territorio e controlla pertanto la via obbligata per scollinare dalla valle del Foglia verso le valli del Conca e del Marecchia.
Dunque una posizione territorialmente strategica, nonché imprendibile per sito e “fortissima” per architettura essendo molto articolata e complessa.
Questo “artificioso dissegno” si può far risalire al periodo della ristrutturazione operata nella seconda metà del XV secolo da Federico da Montefeltro.
Il complesso, recentemente restaurato, non è dunque che una piccolissima parte di un ben più vasto complesso architettonico che in passato interessava quasi per intero l’alto costone roccioso disteso tra l’attuale borgo e la torre suddetta, estrema propaggine meridionale del castello.
Il poderoso complesso fortilizio infatti si estende da nord a sud, a partire dal piccolo borgo, per una lunghezza di circa 208 metri, e sale da una quota iniziale di 706 metri s.l.m fino a 764 metri. La parte più alta, dove si concentrano le emergenze architettoniche più rilevanti, è difesa naturalmente ad est e a sud da profondi strapiombi, e verso Nord, in direzione del poggio, da un forte dislivello. La parte più bassa è molto meno impervia e le pendenze non eccessive dei due versanti, est e ovest, hanno favorito alcune forme di insediamento umano.
Sulla base delle letture stratigrafiche condotte sugli elevati dell’area si sono riconosciute almeno 5 fasi di costruzione: la prima corrisponde all’erezione della torre a pianta quadrangolare, probabilmente risalente agli anni attorno al 1137 su sollecitazione del conte di Pietrarubbia, la seconda corrisponde alla costruzione di un corpo di fabbrica adiacente (recinto) che potrebbe anche risalire al XIII secolo, la terza corrisponde alla costruzione di fabbricati posti per lo più a metà del poggio (di cui sono conservati alcuni resti), la quarta riguarda lo smantellamento del castello deciso da Guidubaldo agli inizi del XVI secolo, ed infine la quinta riguarda i recenti restauri alla torre a partire dal 2001.

Chiesa di San Silvestro
San Silvestro, chiesa parrocchiale di Pietrarubbia, dedicata a San Silvestro, richiama il fiorire del suo culto ai tempi del papa Silvestro II (990 – 1003), il papa del fatidico anno Mille. E proprio a questo periodo risale il capitello del ciborio (epoca romanica), ritrovato durante gli scavi di ristrutturazione della chiesa avvenuta nel 1990, grazie a Enzo e Franca Mancini con la partecipazione dell’artista Arnaldo Pomodoro.
Come si può notare nell’osservare gli spazi adiacenti alla chiesa, in origine essa copriva una superficie decisamente maggiore; purtroppo i crolli avvenuti nel 1902 e le ristrutturazioni a questi seguite hanno ridefinito la struttura non solo ridimensionandola, ma modificandone anche l’entrata e l’orientamento.
L’interno della piccola chiesa del XV secolo dona grande emozione, evidenziando la perfetta integrazione tra passato e presente; infatti, fra la trama dei soli mattoni e delle poche e strette “aperture”, emergono due opere che il maestro Pomodoro vi ha realizzato: un altare composto da blocchi di marmo e un grande sole fuso in bronzo dorato. Particolarmente raffinato anche il portale metallico con chiodature e bugne a punta di diamante.

Palazzo Gentilizio (Fondazione Pomodoro)
L’antico Palazzo Gentilizio, dalla struttura essenziale e dalle semplici linee, per ora ancora di proprietà della Fondazione Pomodoro, fu acquistato dal maestro negli anni Settanta e interamente ristrutturato.
Questa struttura ospita la mostra permanente di oggetti e sculture annualmente creati dai corsisti del TAM (corso del trattamento artistico dei metalli).

Palazzo del Vicario (ora Locanda “Il Vicariato”)
Il recente restauro ha volutamente conservato il fascino dell’antico Palazzo del Vicario (XV secolo), esaltando la struttura di antico maniero. Il palazzo è stato ora trasformato in accogliente e suggestivo albergo – locanda  nel quale sono state ricavate nuove camere, con vista su una splendida valle, dotata dei comfort essenziali. Bar, sala tv, pargheggio, ristorante con cucina tipica per una vacanza all’insegna del totale relax.

Torre Campanaria

La torre civica campanaria di Pietrarubbia, restaurata nel (I o II?) dopoguerra, ha da sempre segnato le ore delle funzioni religiose e scandito il tempo delle vite dei suoi abitanti nelle diverse generazioni.
Il poeta Tonino Guerra le ha dedicato perfino una poesia, tratta da Il libro delle chiese abbandonate (1988) nella quale narra di come un’ estate la campana avesse preso a suonare da sola.
L’ultimo “campanaro”, un certo Lazzarini ha chiuso il ciclo di numerosi altri che, delegati dal Comune, venivano mandati a suonare la campana di Pietrarubbia, non solo per segnare le ore, ma anche per avvertire gli abitanti in caso di pericolo o nell’imminenza di avvenimenti straordinari


Il complesso monumentale di Sant'Arduino
Il fascino del “Castrum S. Arduini” deriva innanzitutto dalla sua particolare posizione: infatti sorge su una rupe scoscesa proprio di fronte al Castello di Pietrarubbia, in posizione panoramica.
La chiesa è dedicata a Sant’Arduino da Rimini, nato nella città romagnola nella seconda metà del X secolo e trasferitosi poi in questo solitario oratorio.
Nei secoli passati si ergeva un castello fortificato facente parte dei domini dei conti Montefeltro di Montecopiolo prima e dei signori di Pietrarubbia poi, fino al momento in cui le difficoltà che tutti i piccoli e numerosi castelli della zona incontrarono, in seguito alle lotte tra le famiglie maggiori dei Montefeltro e dei Malatesta, ne provocarono il decadimento. Infatti del castello e della chiesa “extra muros” nei documenti del Cardinale Anglico risalenti al 1371, non ne troviamo più traccia.
Con lo spopolamento del complesso venne conseguentemente abbandonata anche la chiesa, che cadde così in mano a ladri e sciacalli.
Attualmente, dopo importanti opere di consolidamento della rupe, sono in corso lavori di recupero sulla chiesa e su alcuni manufatti minori (canonica e fabbricati del borgo).

La chiesa romanica:


 

La cripta:
Questa cappella sotterranea fa riferimento all’architettura romanica fiorente nel Montefeltro attorno alla seconda metà del XII secolo, anche se alcuni particolari rivelano un’ influenza gotica. Essa ha forma quadrata ed è stata ricavata nel punto in cui la roccia si abbassa verso nord – est.
I lavori di recupero e ristrutturazione hanno permesso di evidenziare la trasformazione della cripta in sepolcreto durante il XVI secolo. Infatti sono venuti alla luce dei loculi a fòrnice nei quali sono stati ritrovati circa 65 scheletri ancora chiusi in sacchi di canapa e lino, con vesti laiche cinquecentesche.


Le decorazioni pittoriche:
Per quel che riguarda la decorazione della cripta vediamo coesistere le sculture romaniche dei capitelli con gli affreschi e le decorazioni quattrocentesche raffiguranti Le stimmate di San Francesco e Lo sposalizio mistico di Caterina d’Alessandria. Quest’ultimo, conservato nel Museo Diocesano di Pennabilli,  attribuibile al camerinese Giovanni Angelo di Antonio e datato 1467, raffigura la Vergine con Bambino in trono, Santa Caterina e Sant’Arduino.

Convento Frati Cappuccini   ora Monastero di San Lazzaro e santa Maria Maddalena
Nel territorio comunale di Pietrarubbia è situato anche il convento dei frati francescani minori cappuccini sorto in memoria del passaggio e della predicazione del Santo.
Fondato nei primi del Cinquecento sui resti di un ricovero chiamato il Lazzaretto, fu quasi interamente ricostruito nel XVIII secolo, con l’aggiunta della copertura voltata e delle cappelle laterali, perdendosi così la purezza di stile che contraddistingueva le essenziali chiese francescane. La chiesa dunque fu consacrata nel 1731 con l’antica dedicazione di San Lazzaro.
L’importanza nella zona del lazzaretto suddetto è da ricollegare ai pellegrinaggi che i cristiani compivano nel Medioevo per arrivare a Roma; dunque questa struttura non era solamente un ospedale per lebbrosi, ma anche un ricovero per viandanti che da Rimini si recavano a San Sepolcro per raggiungere poi le basiliche romane.
La tradizione vuole che al convento abbia preso dimora anche Fra Matteo da Bascio, fondatore della congregazione dei Cappuccini, anche se non abbiamo prove attendibili.
Invece due ospiti illustri fecero sicuramente una sosta al convento: San Giuseppe da Copertino nel 1653 (ricordiamo la stanzetta dove soggiornò, che ospita un  altarino e un quadro con il Santo e la Madonna), e Giuseppe Garibaldi  nel 1849, con la moglie Anita, proveniente da Roma e diretto a Venezia.
La struttura conventuale, purtroppo malamente ristrutturata nel secondo dopoguerra, mostra ancora il soffitto voltato del piano seminterrato ed il pozzo per l’approvvigionamento idrico.
Il convento è organizzato intorno ad un cortile centrale quadrato con il suddetto pozzo – cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, mentre la chiesa presenta il caratteristico portico sulla facciata.

Particolari interessanti:
La via crucis: Queste splendide via crucis, fissate al muro con morse metalliche, sono formate da riquadri rozzamente squadrati, con figure a bassorilievo che talora sbordano dal riquadro del bordo. Si tratta di un’opera di artigianato di conio popolare nella quale, ad una certa rudezza formale, fa da contrappunto un’immediata ed incisiva espressività che colpisce l’immaginazione dei fedeli, suscitanto sentimenti di compassione e di compartecipazione all’evento della “Via dolorosa di Cristo”.
Ci sono varie teorie che attribuiscono l’opera a diversi personaggi, tra cui un certo Begni, cappuccino rampollo degli omonimi conti di Montecopiolo.

Altari lignei: opere di straordinaria raffinatezza rappresentano un capolavoro di lavorazione del legno, soprattutto il ricchissimo tabernacolo intarsiato dell’altare principale

Opere importanti: All’ interno della chiesa, incorniciati dai maestosi altari intarsiati, si possono ammirare pregevoli quadri seicenteschi che alcuni critici attribuiscono agli allievi della scuola di Guido Reni.
Inoltre, nella stanza del refettorio del convento, è presente un olio su tela di ignoto raffigurante Gesù che cade sotto la croce

Curiosità:
Pietrarubbia, non solo fu tra i primi territori che videro insediarsi i Cappuccini nel 1531, ma rappresenta anche il paese natale di un frate cappuccino molto importante nella storia dell’ordine: Fra Serafino da Pietrarubbia, la cui beatificazione avvenne nel 1975.
Egli nacque il 25 aprile 1875 a Pietrarubbia, da Antonio Riminucci e Rosa Ubaldi; al battesimo, avvenuto nella chiesa di Sant’Arduino, gli fu dato il nome di Pietro, quasi a ricordare questa terra aspra e petrosa.
Qui trascorse un’infanzia in mezzo agli stenti  e alla povertà servendo una famiglia di contadini come garzone. In seguito si trasferì nel convento di Montefiore Conca come domestico; poi vestì l’abito religioso il 9 maggio 1898, all’età di 24 anni. Fu dunque trasferito nel convento di Jesi dove rimase per ben 54 anni, svolgendo i più umili uffici, primo fra tutti quello di questuante, ma anche di sprangaio, coronaio, portinaio, ma soprattutto amico dei fanciulli.
A causa di un’asma bronchiale, che lo tormentava da anni, fu trasferito a Macerata Marche, nell’infermeria dei Cappuccini, dove si spense il 17 marzo 1960.

Pietrafagnana:
Lungo la strada che conduce a Carpegna si può ammirare e visitare questo spuntone roccioso che rappresenta di certo una bizzarria cesellata dalla natura, ma  sembra essere stata anche una fortificazione costruita dall’uomo.
Infatti, anche se del Castello di Pietrafagnana non si hanno notizie precise, in un documento del XIV secolo riguardante le confinazioni, viene citato un certo signore di Pietrafagnana. Oggi comunque non resta nulla di questo presunto castello se non il ritrovamento di alcuni fori nella roccia nei quali probabilmente erano infilati dei travi architettonici.
Pietrafagnana è anche una originalissima formazione geologica molto suggestiva, che ricorda un enorme dito per la sua particolare forma, legata ad alcune leggende popolari, punto panoramico di particolare rilievo.
Oltre a rappresentare un’ interessante esperienza di visita, il complesso di Pietrafagnana è anche occasione di approfondimento e di didattica sulla geomorfologia dell’area.
 
I conglomerati messianici di Pietrafagnana:
Questi speroni conglomeratici che risalgono al periodo geologico del Messiniano superiore rappresentano l’ elemento geomorfologico e paesaggistico più rilevante e caratteristico di Pierafagnana. Si tratta di conglomerati a matrice arenacea, a volte marnosa, con intercalazioni di arenarie poco cementate.
I processi naturali, come quelli dovuti all’azione delle acque dilavanti e ai fenomeni di disgregazione meccanica, hanno agito sulle rocce determinando il distacco dei singoli ciottoli che conferiscono al paesaggio un aspetto talmente “disordinato” da sembrare quasi sconvolto da eventi naturali catastrofici.

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