

Tra i monumenti degni di rilievo c’è la Chiesa di San Sebastiano, di antichissima origine (1300), ristrutturata nel ‘700 con la facciata rivolta ad ovest, venne distrutta nell’agosto del 1944 e venne quindi riedificata con l’originario orientamento della facciata ad est, verso il paese. Sull’altare maggiore vi è una preziosa tela cinquecentesca di Bartolomeo Gentile da Urbino.
Appena fuori dal paese, lungo la strada che va verso il torrente Arzilla sorge il Conventino dei Servi di Maria, costruzione iniziata nel 1517 a seguito di un lascito testamentario del Maestro Bernardino Fabbri da Monteciccardo e protattasi con successivi ampliamenti ed interventi fino al 1798. Il Conventino di recente restaurato, è un complesso architettonico conservatosi inalterato nel tempo, nella struttura e nella destinazione d’uso; qui rimangono le testimonianze del lavoro degli artigiani scalpellini, pittori, orafi, che operarono nella provincia. Attualmente è sede del Museo d’Arte Moderna Borderline e della direzione artistica dell’Accademia di Montegraal, nonché luogo di mostre e di varie manifestazioni culturali. Nel chiostro o in una sala al piano superiore, dominata da un antico caminetto, vengono celebrati i matrimoni civili. Annessa al Conventino la chiesa di Santa Maria delle Grazie, ove vengono organizzati concerti e rappresentazioni.

Montegaudio, è un bel luogo panoramico che spazia dall’Adriatico, alla Romagna, al Montefeltro. Le mura ed il castello furono smantellati tra la seconda metà dell’ottocento ed i primi del novecento; restano solo la Torre, con la campana fatta fondere nel 1507 da Giovanni Sforza con impresso il motto “ Mars Virgilia “, che sta ad indicare come questo castello non avesse compiti di difesa, ma di vedetta, e la chiesa di San Michele Arcangelo, antica pieve con un singolare campanile a vela; all’interno pregevoli stucchi del 1600, quadri del 1400 e del 1600, arredi e vesti sacre. Il leggio è opera di Gabriele Giorgi, artista contemporaneo originario di Monteciccardo.
Nelle vicinanze, all’interno di una piccola edicola, è conservata una tela del ‘400 che raffigura la Madonna della Neve.

Del castello di Monte Santa Maria restano intatte le mura castellane sul lato est e le case del borgo; la chiesa di Sant’Agata, che è stata ricostruita dopo il terremoto del 1930, conserva al suo interno pale d’altare del XVII secolo. Incantevole il panorama che si gode dalle mura: lo sguardo spazia dalla costa ai monti sibillini; il dieci agosto di ogni anno è sede della festa “ Calici di stelle “, in quanto luogo ideale per osservare le stelle cadenti.

Da citare ancora la chiesetta di San Giacomo a un chilometro da Monteciccardo, la chiesa di Villa Ugolini costruita negli anni cinquanta con pietra bianca del Furlo, di architettura postmoderna e contornata da un parco di pini e allori, la chiesa di Villa Betti, piccolo edificio rurale di bellissima armonia.
Sulla strada fra il Convento e Sant’Angelo in Lizzola incontriamo Villa Monti pregevole architettura costruita nel’700 e perfettamente restaurata, a lato della quale vi è una cappella privata. A ridosso di Monteciccardo, troviamo i resti di Villa Perticari inserita all’interno del bosco storico della famiglia; l’attuale assetto del parco risale ai primi anni del 1800 e si deve alla volontà di Maria Ubaldini Perticari che trasformò l’antica formazione boschiva, migliorandola ed inserendovi le essenze di moda all’epoca. Nonostante la pendenza delle superfici, all’interno del bosco venne ricavata una viabilità interamente percorribile da carrozze. Nel secolo dell’”Arcadia”, durante il quale ebbe avvio la sistemazione del bosco-parco così come oggi ne abbiamo traccia, la “intellighenzia” pesarese conveniva qui a declamare versi e recitare poemi, secondo il costume dell’epoca, accolta dall’ospitalità del conte Giulio Perticari, letterato di fama nazionale e dalla moglie Costanza Monti, figlia di quel Vincenzo Monti traduttore dell’Iliade. Fra gli uomini illustri che hanno frequentato questa struttura troviamo il Rossini, il Monti e Giacomo Leopardi, che si racconta si ritirasse a pensare su un tavolato posto all’incrocio dei rami di un antico cipresso, da cui si domina l’Adriatico da Ravenna al Conero. Tuttora nel bosco, durante la stagione estiva, vengono organizzate diverse manifestazioni culturali. All’ingresso del paese si trova Villa Mancini, di pregevole fattura, la cui particolarità è quella di avere stanze con i soffitti diversi uno dall’altro.Infine, importante testimonianza del passato, sono i vecchi mulini ad acqua che è possibile incontrare risalendo il torrente Arzilla.
Si ricorda che è possibile visitare i monumenti citati telefonando in Comune.
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