Comune di Pietrarubbia
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Tradizioni e giochi popolari

La terra antica di Pietrarubbia e del Montefeltro è ricca di costumi, giochi, tradizioni e leggende che, pur non essendo sopravvissuti allo scorrere del tempo, sono ancora ben vivi e sentiti nella memoria di chi ha vissuto quei tempi così affascinanti e pieni di racconti dal gusto popolare.

I giochi popolari erano caratterizzati soprattutto dall’ ironia e dalla semplicità, che rispecchiava la vita altrettanto semplice e frugale dalla popolazione di Piatrarubbia e del Montefeltro di tanti anni fa.

Fora verd: Questo gioco richiedeva una dose di astuzia ed ironia; veniva fatto soprattutto durante il tempo della Quaresima, in attesa della Pasqua.Per realizzarlo occorreva semplicemente un ramo verde di bosso: si tratta di una pianta dal legno durissimo e dalla crescita molto lenta di cui se ne trova, ad esempio, un esemplare entro le mura del convento dei Frati Cappuccini d“Fora verd” (“fuori il verde!”): Questo gioco era fatto soprattutto da uomini e richiedeva una buona i Pietrarubbia.
Era necessario tenere un ramoscello della suddetta pianta sempre in tasca e, quando si incontrava un amico, lo si tirava fuori e si gridava: “fora verd!”. Se il compagno possedeva a sua volta il ramoscello, doveva rispondere: “fora el tua ch’el mia enn perd!” (“fuori il tuo che il mio non perde!”), ma se non  poteva ricambiare, non avendo il “salvifico” ramo in tasca, incappava in una punizione che consisteva nel dare all’avversario una ”pacca” (una metà) di uovo sodo.
Ad ognuno dunque conveniva ricordarsi di tenere sempre con sé il bosso per non cadere in trappole poco piacevoli tese dal compagno e per non perdere il prezioso alimento che in tempo di Quaresima veniva mangiato dalle famiglie più spesso del solito.
Lo stesso procedimento riguardava anche un’altra parola da dire quando si veniva chiamati magari alla sprovvista, e cioè “mericò” ( parola di dubbia origine).

Spacca furmaii (spacca formaggio): Per realizzare questo gioco bisognava bendare gli occhi ai giocatori dopo che questi avevano ben individuato l’ esatta posizione del formaggio sul tavolo. Ai giocatori veniva poi dato un coltello lungo ed affilato e venivano fatti allontanare dal tavolo di circa tre o quattro metri. I giocatori, prendendo la rincorsa con il coltello in aria, dovevano cercare di colpire il formaggio, dopo aver versato una quota per poterlo poi ripagare. Ognuno di loro si accaparrava il proprio pezzo che era riuscito a staccare, e così via fino all’esaurimento del formaggio. Naturalmente vinceva chi riusciva ad ottenere più pezzi… o i più grossi.  
Naturalmente l’impresa era quasi impossibile e il più delle volte riuscivano a mangiarne a malapena un quarto in così tanti!

Piastra: Questo gioco era un po’ più complesso e costruttivo: veniva  messo in terra il “santino” che consisteva in un sasso stretto ed alto in cima al quale venivano appoggiate delle monete.
Ogni giocatore possedeva una “piastra” e cioè una pietra larga e piatta di circa 50 cm di diametro. Il primo che lanciava la piastra, da una distanza abbastanza lunga, doveva cercare di colpire il “santino” e di far cadere i soldi che si sparpagliavano in terra. Tutti gli altri giocatori, a turno, dovevano lanciare la piastra ed avvicinarsi il più possibile ai soldi. Vinceva chi riusciva a raccoglierne di più.  

Rugulin: Il gioco consisteva nel munirsi di un uovo sodo per uno e di allinearsi in cima ad un pendio. Il primo giocatore faceva rotolare il suo uovo lungo la discesa e così anche il secondo il quale, se colpiva il primo uovo, lo vinceva, e se non lo colpiva lasciava la mano al terzo giocatore che a sua volta doveva cercare di accaparrarsi l’uovo del secondo compagno, e così via. Vinceva chi riusciva a vincere più uova.

Il cerchio: Il classico gioco del cerchio, che consisteva nel far rotolare un cerchio aiutandosi con un bastone, era molto sentito nel territorio di Pietrarubbia ed era anche molto difficile per i numerosi dislivelli del terreno tipici della zona. Spesso i ragazzini andavano a fare le varie commissioni della giornata muniti di tale strumento che rallentava il passo ma divertiva molto.     


Tra le tradizioni più radicate del territorio di Pietrarubbia si ricordano soprattutto quelle legate al rapporto natura – religione, aspetto sempre presente nell’uomo dai tempi più remoti.
La più sentita è di certo quella legata ad un crocefisso conservato nella chiesa dei Cappuccini di Pietrarubbia, che viene venerato ancora oggi.
Sembra che il territorio di Pietrarubbia fosse stato colpito da un periodo di grande siccità che aveva spinto gli uomini, soprattutto  contadini, a ricorrere alla preghiera per fare in modo che ritornasse un po’ di pioggia.
La statua del crocefisso fu portata per le strade seguita da una lunga processione, e sembra che dopo poco tempo avesse cominciato a piovere in mezzo allo stupore della gente del posto. Da allora si festeggia ancora questo avvenimento con la festa del Crocefisso che si tiene il 7 maggio di ogni anno nel convento dei Cappuccini.


Tra le leggende più note ricordiamo in particolare:

La leggenda della Grotta Nera: Ancora oggi, a circa metà della parete della roccia che sostiene il castello di Pietrarubbia esiste una fessura che porta ad un antro buio e umido. All’interno si trova un buco nel quale veniva raccolta l’acqua che filtrava dalla roccia e si convogliava in questa specie di pozzo. Si racconta che quello non fosse un semplice buco ma uno stretto ingresso che portava ad un immenso salone sotterraneo nel quale erano nascoste armi medievali.
I ragazzini che vi si recavano circa cinquant’anni fa, lanciavano sassi all’interno del pozzo e raccontavano di non sentire subito  il tonfo dell’acqua ma di sentirlo lontanissimo dopo un po’ di tempo, come se la pietra avesse toccato il fondo dell’enorme vano scavato nella roccia.